Strumento a fiato di legno ad ancia doppia. Lungo circa 260 cm, ha un tubo conico a forma di U e il corpo diviso in quattro parti. Le parti estreme dello strumento sono innestate sulla sezione mediana, detta piede o stivale, costituita da un blocco a sezione ovale nel quale sono ricavati due tratti di tubo paralleli, uno ascendente e l’altro discendente. Il fagotto ha solitamente otto fori per la diteggiatura controllati da chiavi. L’ancia è situata al termine di un tubo metallico ricurvo. Sviluppatosi intorno al 1650 dalla dulciana (che era ricavata da un unico blocco di legno), il fagotto possiede un’estensione di circa tre ottave e mezzo, dal si bemolle sotto al do centrale. Fu introdotto in orchestra verso la fine del Seicento, soprattutto in funzione di sostegno alla sezione grave degli archi. Nel periodo classico, compositori come Haydn e Mozart proposero una sua diversa collocazione all’interno dell’orchestra, affidandogli un ruolo indipendente nella sezione degli strumenti a fiato. Nel corso del XIX secolo subì modifiche sostanziali: in particolare i costruttori tedeschi aggiunsero chiavi e riposizionarono i fori d’apertura, fino a dare allo strumento la morfologia attuale.
Il controfagotto è intonato un’ottava più giù del fagotto. Il suo suono lamentoso è stato utilizzato con grande effetto da Beethoven nelle sinfonie, oltre che nella cupa scena del carcere nel Fidelio.